Un’alternativa al panino esiste.

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oiuIl problema

Tutti sappiamo che un pranzo ideale, sano e gustoso,  si basa sulla struttura fondamentale di tutti pasti, il  trittico “carboidrati – proteine – grassi” più il bonus “fibre – vitamine”. Il problema nasce quando alla validità alimentare dobbiamo abbinare la velocità dello stile di vita contemporaneo. Molto spesso con la scusa della mancanza di tempo rinunciamo in partenza alla completezza dei pasti, ripiegando sul pranzo al bar, al junk food  o peggio ancora, saltandolo direttamente. Scomponendo il problema in parti più piccole, possiamo arrivare a una soluzione senza faticare troppo.

Lo svolgimento

Partiamo dalle scorte presenti in tutte le case: i surgelati. Non i sofficini e i 4 salti ma le materie prime: le verdure, fonte di fibre e vitamine.  Meno sono lavorate e meglio è, ma visto che in questo articolo, come nella vita, abbiamo una certa fretta, possiamo accettare un compromesso scegliendo melanzane grigliate surgelate.  Già pronte, vanno solo scongelate e condite con olio EVO – la fonte di grassi –  e spezie.  Preparazione: 1 minuto da scongelate. Passiamo poi alle proteine. Il tempo per aprire e scolare una scatoletta di tonno, 25% di proteine, è di circa 3 minuti. Sostituiamo il classico panino noto anche come “contenitore del pranzo” con un vero recipiente in plastica o vetro. Per i carboidrati se proprio non vogliamo cucinare riso o cereali la sera prima, scegliamo prodotti confezionati come le gallette. Mettiamole in un sacchetto riutilizzabile e in 1 minuto abbiamo anche l’ultima fonte. Ecco il vostro  pranzo in 5 minuti.

La soluzione

Ovviamente questo esempio è un’estremizzazione per dimostrare come, in alcuni casi, quello che ci manca non è il tempo ma la voglia, o meglio ancora l’organizzazione. Organizzare e progettare a monte la spesa è il trucco per riuscire poi a gestire al meglio ogni pasto, in base al tempo di cui disponiamo in quel determinato giorno, e avere sempre qualcosa di scorta per le emergenze, come dimostriamo in questo articolo. Allo stesso modo riuscire a trovare un equilibrio tra velocità nella preparazione e gusti personali diventa determinante per riuscire a tramutare una pratica come il mealprep in un’abitudine come tante altre.

Davide Astori: Quel che resta di un addio.

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Dopo una settimana di dolore e cordoglio si ritorna in campo nel ricordo del capitano gentile.

Nessun fischio d’inizio.  Sono passate già due settimane da quella che  è stata per il  mondo del calcio e dello sport in generale, la settimana del dolore, della perdita inaspettata di un campione che ha scosso il mondo del calcio e non solo. Come un fulmine a ciel sereno domenica 4 Marzo è arrivata la triste notizia della morte causa bradiotitmia di Davide Astori difensore e capitano della Fiorentina, colpito nel sonno a soli 31 anni ad Udine. Uno choc cosi forte che ha messo in secondo piano le elezioni politiche in corso in quella stessa giornata.

Subito interrotte dal commissario della Lega e Presidente del  Coni Giovanni  Malagò le partite della ventisettesima giornata, perché lo spettacolo non poteva continuare.

Tutti piangono l’atleta mite.  Una settimana difficile per la famiglia, per la squadra per i tifosi, per appassionati di calcio e non solo. A morire cosi inaspettatamente, l’eroe semplice, quel tipo di atleta mite e allo stesso modo leader che nel mondo del calcio degli ultimi anni è divenuto sempre più raro. Anche  chi  di pallone capisce poco ha subito compreso che Davide Astori era un uomo leale, con dei valori e pochi fronzoli per la testa, l’eroe gentile che tutti i media hanno voluto celebrare in questa settimana del dolore, conclusasi  giovedì 8 marzo, nella  Basilica di Santa Croce a Firenze con i funerali dell’atleta.

Niente più odio, rivalità, campanilismi, Firenze e i suoi tifosi hanno accolto ogni  società, compresa la storica rivale Juventus,  con rispetto e ringraziamento.Lo stesso sport che negli ultimi anni è stato l’anticamera dell’odio e della violenza è riuscito ad andare oltre. Condivisione e affetto unanime di tutti per il capitano compianto  sono riusciti a prevalere.

Il passaggio di consegne.  Rimane certo del vuoto, quel senso d’impotenza che una morte improvvisa  può generare in ogni essere umano. Cerchi e speri una giustificazione a tale causa del decesso,  ma scopri essere un fenomeno eccezionale, causato generalmente da patologie organiche e genetiche  e di cui si attendono nei prossimi mesi ulteriori informazioni,  dalle analisi istologiche della salma. Cerchiamo di essere  sportivi, medici, avvocati per  ricavare delle giustificazioni ma nulla, solo il vuoto.

 

Domenica 11 Marzo, Fiorentina Benevento 1 0; rete di Vitor Hugo. Lo stesso Hugo, per diversi mesi sostituto del compianto Astori, decide la partita contro il Benevento. Il fato ha voluto dire la sua  ancora una volta. Il numero di maglia di Vitor Hugo è il 31 quello del capitano Astori il 13.  La vita va avanti, lo spettacolo deve continuare.

Mealprep, il nutrimento in ogni pasto

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meal prep

Alleato personalizzato

Impostate le vostre variabili, i pasti e le giornate, scegliete il giorno in cui avete più tempo per cucinare e siete pronti per il vostro mealprep.

Il mealprep, letteralmente preparazione dei pasti, è una programmazione alimentare pianificata su base settimanale o intervalli più ristretti, (2/5 giorni) che coinvolge tutti o alcuni pasti, come il pranzo sempre più spesso consumato fuori casa.

Numerosi i motivi che spingono sempre più persone a usare questo strumento: dagli sportivi, a chi segue diete dimagranti o specifiche (es. allergie, diabete) o semplicemente chi preferisce mangiare sano e bilanciato e magari risparmiare, evitando di mangiare fuori.

Un pasto alla volta

In base agli obiettivi, ragionate sul sistema di meal planning più adatto. Stilate una lista dei pasti interessati considerando il vostro fabbisogno di macronutrienti (proteine, carboidrati e grassi) e di fibre e vitamine (frutta e verdura).

Il secondo step è la spesa. Dal fresco ai prodotti in scatola ai surgelati: il necessario per affrontare la settimana e passare alla fase fondamentale, la preparazione. Diverse le cotture tra cui scegliere: microonde, forno, vapore, o tutte insieme contemporaneamente per sfruttare al massimo il vostro tempo.

Preparate le pietanze, si passa alla conservazione. Una fase delicata in cui vanno considerate le caratteristiche e la scadenza dei cibi per ridurre il rischio di contaminazioni. L’utilizzo di contenitori e strumenti idonei diventa indispensabile.

Minimo sforzo, massimo risultato

Se siete agli inizi, il mealprep può apparire complesso da gestire, in realtà non è difficile come sembra, basta sapersi orientare.  Siti e app aiutano a calcolare calorie e macros, offrendo consigli e ricette. Con poche ore a settimana si ottiene molto.

In salute: chi mangia in maniera casuale spesso non ha una reale percezione qualitativa della propria dieta, chi pianifica è più consapevole dei propri errori e può correggerli.

Concentrando i vostri sforzi  in una sola giornata avrete più tempo libero negli altri giorni per attività più utili o divertenti. Il risparmio è anche economico: un pasto fuori costa almeno il doppio di uno preparato in casa.

Con un po’ di pratica il meal planning diventa parte della vostra routine. La sua versatilità permette di adattarlo al vostro stile di vita e godere dei suoi benefici senza grandi sforzi.

#FIRSTTEAM: Juventus FC. La Docu-serie Netflix

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teaser

Cardiff: finale di partita, inizio di puntata

Il 16 febbraio 2018 Netflix ha rilasciato la prima docu-serie dedicata a una squadra di calcio: First team: Juventus FC. La serie, attraverso spezzoni di partite, interviste a giocatori e staff tecnico, racconta la stagione in corso 2017/2018 della Juventus. Sono stati pubblicati i primi tre episodi, della durata di 40 minuti l’uno, dedicati al girone di andata; la seconda parte della serie uscirà a fine maggio. La docu-serie inizia con la finale di Champions League persa l’anno scorso a Cardiff contro il Real Madrid, in quanto come ripetuto costantemente nel corso della serie, l’obbiettivo per la nuova stagione è la vittoria della coppa dalle grandi orecchie.

Netflix con i suoi oltre 100 milioni di abbonati nel mondo, da qualche anno, oltre a serie tv, film e contenuti per bambini, ha iniziato a produrre anche documentari. Alcuni dei quali vincitori di premi prestigiosi e candidature all’Oscar. First Team: Juventus FC è il secondo contenuto prodotto da Netflix Italia dopo la serie TV Suburra.

Non solo calcio: una squadra sotto i riflettori

Le telecamere di Netflix entrano all’interno del ritiro estivo di Villar Perosa (TO), paese natale della famiglia Agnelli – proprietaria del club – e nel corso degli episodi mostrano le riunioni dello staff tecnico, le conferenze stampa, gli allenamenti e alcune delle partite chiave della prima parte di campionato. Viene dato risalto anche ad alcuni aspetti extra calcio, come le vite private dei calciatori: ascoltiamo Claudio Marchisio raccontare di quanto la famiglia e i suoi figli siano stati importati per lui e per la sua carriera e accompagniamo Giorgio Chiellini ad assistere ad una partita di basket.

La docu-serie firmata da Michael Antinoro, Fred Christenson, Johnson McKelvy e Will Staeger, tratta anche del ritiro dall’attività agonistica del Capitano Gianluigi Buffon e della rivalità col Torino, la squadra più tifata della città. Scopo della serie è quello di entrare all’interno del mondo Juventus, e conoscere il dietro le quinte rispetto a quel che solitamente vediamo in campo il fine settimana.

La prima maglia non si scorda mai

La Juventus, fondata a Torino nel 1897, è la squadra più tifata e odiata d’Italia. Dalla stagione 2011/2012 domina la Serie A, vincendo sei volte consecutive lo scudetto,  negli ultimi tre anni, è arrivata due volte in finale di Champions League, perdendo entrambe le volte.

Oltre ai calciatori attualmente in rosa, vengono intervistati anche campioni del passato come Alessandro Del Piero, attualmente detentore del record di gol in maglia bianconera – 290 – che racconta dell’ultima vittoria in Champions League della Juventus nel 1996; Roberto Bettega  calciatore della Juventus anni ’70 e poi anche vicepresidente dal 1994 al 2006, ed infine Pavel Nedved, attualmente dirigente dopo 8 stagioni trascorse tra le file bianconere, che spiega il grande lavoro societario nel creare una squadra competitiva in grado di partecipare a tre competizioni.