“Precari di tutti i Paesi, unitevi!”

Politica e diritti

Un Manifesto del Precarismo per giovani precari nella giungla del mondo del lavoro.

Benvenuti a PrecaryLand

PrecaryLand è quel luogo in cui giovani studenti si iscrivono all’università sapendo che il periodo più difficile non sarà quello degli esami e della tesi, ma quello che verrà dopo. Appena laureati iniziano a inviare curriculum a ruota senza badare a orari o retribuzione, qualche volta nemmeno alla mansione, perché sanno che «in questo momento storico è giusto non essere schizzinosi».

Dopo una serie di colloqui andati a vuoto, proposte talmente indecenti da non poterle neanche valutare (ad esempio master da 1500 euro seguiti da 6 mesi di stage non retribuito), trovano nel migliore dei casi un posto di lavoro “accettabile”, il più delle volte uno tirocinio di 6 mesi con stipendio tra i 500 e gli 800 euro.

Ma talvolta, per essere assunti, possono essere costretti a accettare di lavorare senza contratto o di aprire una partita Iva perché «ora come ora non possiamo permetterci di farti un contratto». O anche di lavorare per uno, due, tre mesi senza percepire 1 euro dei 500 mensili pattuiti, sentendosi ripetere «ti chiedo di pazientare, è un periodo difficile per l’azienda…».

Forse questa è la normalità

A PrecaryLand alcuni “giovani” stagisti cominciano talvolta a pensare che sia giusto sacrificarsi, tapparsi il naso per alcuni mesi perché «siamo giovani, sono le prime esperienze dopo la laurea, sono comunque utili per crescere e farsi buoni contatti per il futuro».

In questi casi alcuni di loro si sentono rinfacciare di far parte di «una generazione incapace di dire NO a queste proposte inaccettabili e rivendicare i propri diritti». E quando, al contrario, perdono la pazienza e decidono di far sentire le proprie ragioni, possono essere etichettati come svogliati, pigri, schizzinosi.

stanca.jpg

Manifesto del Precarismo

PrecaryLand è quel luogo in cui probabilmente alcuni dei lettori penseranno: «ecco un altro dei classici piagnoni, incapace di farsi strada nel mondo del lavoro, magari anche raccomandato, che trova tutte queste scuse per lamentarsi! Perché non si rimbocca le maniche invece?». A questi non ha senso rispondere, evidentemente apparteniamo a due mondi diversi che forse non verranno mai a contatto.

Sono sicuro che tra i lettori ci sarà, però, anche chi si rispecchierà in queste parole: tanti altri giovani, appartenenti alla generazione dei precari, frustrati e indecisi su come comportarsi in queste situazioni proprio come l’autore in questo momento.

Se i giovani precari prendessero coscienza della propria situazione potrebbero ritrovarsi tra le mani una forza grande che consentirebbe loro di alzare la voce, forse addirittura di arrivare a piccole ma importanti conquiste. Purtroppo, avendo 25, 30 o anche 40 anni, molti di loro conoscono solo questa realtà e ne sono stati assorbiti a tal punto da pensare, forse legittimamente, che sia l’unica possibile.

 

Lorenzo Boni

Un’alternativa al panino esiste.

Sport e alimentazione

oiuIl problema

Tutti sappiamo che un pranzo ideale, sano e gustoso,  si basa sulla struttura fondamentale di tutti pasti, il  trittico “carboidrati – proteine – grassi” più il bonus “fibre – vitamine”. Il problema nasce quando alla validità alimentare dobbiamo abbinare la velocità dello stile di vita contemporaneo. Molto spesso con la scusa della mancanza di tempo rinunciamo in partenza alla completezza dei pasti, ripiegando sul pranzo al bar, al junk food  o peggio ancora, saltandolo direttamente. Scomponendo il problema in parti più piccole, possiamo arrivare a una soluzione senza faticare troppo.

Lo svolgimento

Partiamo dalle scorte presenti in tutte le case: i surgelati. Non i sofficini e i 4 salti ma le materie prime: le verdure, fonte di fibre e vitamine.  Meno sono lavorate e meglio è, ma visto che in questo articolo, come nella vita, abbiamo una certa fretta, possiamo accettare un compromesso scegliendo melanzane grigliate surgelate.  Già pronte, vanno solo scongelate e condite con olio EVO – la fonte di grassi –  e spezie.  Preparazione: 1 minuto da scongelate. Passiamo poi alle proteine. Il tempo per aprire e scolare una scatoletta di tonno, 25% di proteine, è di circa 3 minuti. Sostituiamo il classico panino noto anche come “contenitore del pranzo” con un vero recipiente in plastica o vetro. Per i carboidrati se proprio non vogliamo cucinare riso o cereali la sera prima, scegliamo prodotti confezionati come le gallette. Mettiamole in un sacchetto riutilizzabile e in 1 minuto abbiamo anche l’ultima fonte. Ecco il vostro  pranzo in 5 minuti.

La soluzione

Ovviamente questo esempio è un’estremizzazione per dimostrare come, in alcuni casi, quello che ci manca non è il tempo ma la voglia, o meglio ancora l’organizzazione. Organizzare e progettare a monte la spesa è il trucco per riuscire poi a gestire al meglio ogni pasto, in base al tempo di cui disponiamo in quel determinato giorno, e avere sempre qualcosa di scorta per le emergenze, come dimostriamo in questo articolo. Allo stesso modo riuscire a trovare un equilibrio tra velocità nella preparazione e gusti personali diventa determinante per riuscire a tramutare una pratica come il mealprep in un’abitudine come tante altre.

Come cambia la classe dirigente del PD

Politica e diritti

 

Quale futuro per il centrosinistra in Italia

Lo scorso 12 marzo la direzione del Partito Democratico ha nominato Maurizio Martina segretario reggente in attesa dell’assemblea, prevista tra circa un mese, e del congresso, dal quale sarà indicato il nuovo segretario dopo le dimissioni di Matteo Renzi. Caratterizzato da un dibattito interno vivace, talvolta ai limiti dello scontro, il PD è l’unica forza politica in Italia che consente agli elettori di scegliere il proprio leader.

Dalle radici dell’Ulivo al giglio

Negli oltre dieci anni dalla sua fondazione il Partito Democratico ha avuto tre segretari eletti attraverso le primarie: Walter Veltroni e Pierluigi Bersani provenienti dall’area ex comunista e Matteo Renzi da quella liberale.

In carica dal 2013 al 2018, Renzi è stato il segretario più longevo nella storia del partito. La sua formazione politica è avvenuta prima nel Partito Popolare Italiano e poi in Democrazia è Libertà – La Margherita, confluita nel PD nel 2007. Portavoce del movimento dei cosiddetti rottamatori, dal 2010 Renzi si è impegnato per favorire un ricambio generazionale nella classe dirigente. L’orientamento liberale, il riformismo e un marcato leaderismo hanno spesso favorito l’accostamento tra la visione renziana e la Terza via blairiana.

Entrambi i predecessori di Renzi hanno invece militato in gioventù nel PCI, poi nel PDS e infine nei Democratici di Sinistra: a differenza di Bersani, legato alla tradizione socialdemocratica e ostile al leaderismo, Veltroni si è distaccato dalle idee del socialismo europeo per avvicinarsi al liberalismo statunitense.

pd

PD: un partito al bivio

Il prossimo congresso del PD si articolerà sulla base di un dibattito tra due posizioni contrapposte: la maggioranza proporrà un nome in grado di favorire una continuità almeno parziale con la linea renziana, osteggiata invece dalle correnti di minoranza.

Tra le figure considerate vicine al segretario uscente vi è Maurizio Martina, la cui candidatura si è rafforzata dopo la nomina a reggente. Cresciuto politicamente all’interno dei DS, Martina è stato Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali nei governi Renzi e Gentiloni e vicesegretario del PD dal maggio 2017.

Un altro sostenitore della prima ora della rottamazione è stato Paolo Gentiloni, che ha partecipato ai convegni della Leopolda di Firenze organizzati da Renzi. Nella campagna elettorale appena conclusa il Presidente del Consiglio si è impegnato attivamente, tanto da far riflettere su una possibile rivalità con lo stesso segretario. Formatosi negli anni Settanta nella sinistra extraparlamentare, nel 1993 è divenuto portavoce dell’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli prima di essere eletto Deputato nel 2001 con La Margherita.

Nell’orbita renziana gravita anche Graziano Delrio, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Nel partito è ben visto anche dai cosiddetti antirenziani ed è quindi considerato da molti come il più accreditato tra i possibili successori di Matteo Renzi. Delrio ha un passato nel Partito Popolare Italiano e in DL – La Margherita.

Nuove tessere per il mosaico?

Carlo Calenda è l’attuale Ministro dello Sviluppo Economico. La sua decisione di iscriversi al PD ha fatto notizia perché è avvenuta il giorno dopo le elezioni. A chi insinuava che si trattasse di una mossa per scalare il partito, Calenda ha risposto: «Non mi candido perché sarei un buffone», aggiungendo che in caso di alleanza con il MoVimento 5 Stelle sarebbe pronto a strappare la tessera. Prima di candidarsi, senza essere eletto, con la lista centrista Scelta Civica di Mario Monti, Calenda è stato coordinatore politico di Italia Futura, associazione fondata da Luca Cordero di Montezemolo.

Un ultimo nome indicato dagli addetti ai lavori come possibile futuro segretario del Partito Democratico è quello di Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio appena rieletto. Formatosi nel PCI, Zingaretti ha militato nel PDS e nei DS prima di sposare il progetto del PD. La lunga esperienza istituzionale a livello regionale ed europeo lo rendono una possibile alternativa di spessore per la minoranza del partito, in particolare per la corrente guidata da Orlando.

In attesa di informazioni più certe su date e tempi del congresso, sono queste le personalità intorno alle quali il centrosinistra dovrà provare a impostare la sua riflessione: su questi nomi il PD dovrà necessariamente confrontarsi per provare a riallacciare il rapporto, interrotto bruscamente ormai da tempo, con il territorio.

Lorenzo Boni

Squatter occupano edifici, psicologie occupano personaggi

Libri e fumetti

ngynuygk.pngUna giovane immigrata italiana bulimica, un clochard greco senza le dita della mano sinistra e una donna con un occhio di vetro e una decina di ricambio. Cosa hanno in comune queste figure? Sono degli squatter che vivono ai margini della società, occupando abusivamente un edificio abbandonato e fatiscente in una Parigi che sembra non notarli.

I luoghi in cui si muovono i protagonisti di Squatter!, l’ultimo romanzo di Gianfranco Sorge, edito da goWare, sono caratterizzati da buio, sporcizia e umidità. Realtà, questa, nella quale si finisce per caso e da cui è difficile uscirne fuori. Luna, Dito e Occhio, questi i loro nomi, vivono quotidianamente situazioni, degradanti e aberranti.

Il libro ruota in particolare attorno a Luna, una giovane di origini palermitane, convinta di appartenere a una razza superiore a quella umana. Spesso maltrattata dagli altri “coinquilini”, passa le giornate a scrivere i suoi pensieri, a fantasticare sul bambino che ha adottato a distanza per poi ricorrere ad abbuffate di cibo e al sesso sfrenato. Non se ne ha mai abbastanza di ciò che non serve.

Nonostante lo stile di scrittura lineare, è impossibile non notare l’uso di un vocabolario crudo, utilizzato soprattutto per imprimere nel lettore frequenti immagini piuttosto disgustose, se non imbarazzanti: la protagonista si ritrova a fantasticare, per esempio, di ingoiare una delle protesi di vetro di Occhio, di essere masturbata dalle dita mozzate che il suo compagno porta sempre con sé nel taschino.

gbuyfgbkug

Al netto di questi passaggi, emergono sicure le competenze dell’autore: Gianfranco Sorge è medico, dirigente psichiatra dell’azienda sanitaria catanese e docente di Psicopatologia presso la scuola di specializzazione dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo. Questo spiega l’insistenza e l’approfondimento, per altro estremamente riuscito, per la psiche dei personaggi, minati, più o meno tutti, da diverse patologie.

Tuttavia lo spiccato interesse psicologico non basta per conferire a questo romanzo il giusto grado di coinvolgimento. La lettura, di facile scorrimento, porta il lettore a distrarsi troppo facilmente e quasi ad annoiarsi, ritrovandosi improvvisamente presente solo nei passaggi paradossali e disgustosi. I personaggi stessi sono esageratamente stravaganti ma non sufficientemente accattivanti, così da non permettere alcun tipo di empatia da parte del lettore. Manca una struttura portante, il processo di maturazione di Luna è assente. Il finale appare improvviso e frettoloso.

Per quanto sia lodevole l’intenzione di Sorge di affrontare una tematica spinosa come lo stile di vita degli squatter, non si può non rilevare come la trama e, in definitiva, lo stile stesso del romanzo risultino involontariamente grotteschi.

Giulia Luciani

Tornano la primavera e il Ninfeo della pioggia.

Arte e musica

ninfeo.jpg

Grazie a un recente restauro, riaprono al pubblico dopo oltre trent’anni di attesa due luoghi simbolo della Roma cinquecentesca: le Uccelliere e il Ninfeo della pioggia appartenenti al complesso degli Horti Farnesiani sul Palatino. Per l’occasione, il Parco archeologico del Colosseo ospita la mostra Il Palatino e il suo giardino segreto. Nel fascino degli Horti Farnesiani, che racconta attraverso immagini, sculture e tecnologia multimediale l’evoluzione dei giardini. La mostra, curata da Giuseppe Morganti e promossa da Electa, sarà visitabile da oggi 21 marzo, fino al prossimo 28 ottobre.

biLe trasformazioni degli Horti, dall’allestimento di metà Cinquecento alla decadenza romantica nell’epoca del Grand Tour, fino all’inizio delle indagini archeologiche nei primi del Novecento, sono raccontate attraverso una serie di pannelli illustrati disseminati in tutta l’area archeologica. Grazie a due prestiti di eccezionale valore, inoltre, due sculture della collezione Farnese tornano per la prima volta nel loro sito originario: il Barbaro inginocchiato in marmo nero e pavonazzetto, un tempo utilizzato come portavaso, e l’Iside Portafortuna di marmo bigio morato, che una volta decorava una delle nicchie laterali del Teatro del Fontanone. Con loro in mostra nelle Uccelliere anche due busti di Daci prigionieri, che nel Seicento decoravano il criptoportico d’accesso al Ninfeo della Pioggia. All’interno del Ninfeo, infine, un’installazione immersiva in video mapping ricrea quello che doveva essere l’aspetto originario di tutto il complesso.

La mostra si pone come un itinerario alternativo e inaspettato all’interno del circuito più noto e frequentato dai turisti romani.  Il percorso, arricchito da allori, cipressi, tassi, alberi da agrumi, rampicanti e rose damascate ripiantati per l’occasione, permette ai visitatori di immergersi totalmente nell’atmosfera e nell’antico fascino dei giardini, in tema con l’arrivo della primavera nella giornata d’inaugurazione.

Per l’occasione Electa pubblica anche una nuova edizione della guida agli Horti Farnesiani, corredata da un ricco apparato iconografico che ne ricostruisce tutta la storia attraverso foto attuali e foto d’epoca, stampe, dipinti e disegni.

#Embraco: 22 marzo, incontro Assessorato e sindacati

Politica e diritti
Manifestanti

Foto di proprietà LaPresse/Giordan Ambrico

I Tg mandano in onda un film già visto. Gli operai incatenati ai cancelli di una fabbrica che rischiano il licenziamento, il Ministro dell’Economia di turno che si veste da salvatore e invoca l’Unione Europea, gli imprenditori  che voltano le spalle e vanno dove li porta il mercato.

Portafogli aperto, stabilimento in chiusura

 L’ultima protagonista della tragedia in atto, ormai da decenni, è la multinazionale Embraco – azienda brasiliana del gruppo Whirlpool – che  ha deciso di chiudere lo stabilimento di Riva di Chieri, nel Torinese, e di trasferire la produzione di  compressori di frigoriferi in Slovacchia. Sono a  rischio 500 posti di lavoro.

Una storia caratterizzata da cassa integrazione e aiuti di Stato, iniziata nel 2000, quando Whirlpool cede alla controllata Embraco il glorioso stabilimento (negli anni Novanta impiegava 2500 operai). Ma la favola dell’occupazione si era già interrotta nel 2004 con la prima iniezione di denaro pubblico da parte delle Regione Piemonte,  pari a cinque milioni di euro a fondo perduto, e con i primi.

Da allora, gli aiuti che l’Embraco ha ricevuto dallo Stato ammonterebbero a circa quindici milioni di euro (sull’esattezza delle cifra sta lavorando il nucleo di polizia tributaria delle Guardia di Finanza).

Molti, tra esponenti politici e sindacati, richiedono l’immediata restituzione dei soldi pubblici incassati, gridando allo scandalo di chi ha approfittato della situazione a proprio vantaggio e ora alza i tacchi e va via, sbattendo la porta.

Dal Brasile a Bratislava (via Italia)

Pressato da ogni lato, il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, a pochi giorni dalle elezioni del 4 marzo, decide di volare a Bruxelles e di chiedere all’Ue la verifica dei presunti aiuti di Stato che la Slovacchia avrebbe concesso all’Embraco, appellandosi ai Trattati Europei sulla corretta concorrenza interna tra gli Stati membri. La situazione si colora di grottesco, quando il Ministro, nella stessa occasione, chiede di poter creare “un fondo per evitare le fughe all’estero”

Le autorità di Bratislava, da canto loro, non tardano a replicare, precisando: “Risponderemo alla lettera della Commissione europea con la documentazione che prova che non abbiamo fornito alcun aiuto diretto o indiretto alla decisione della multinazionale brasiliana di delocalizzare la sua produzione dall’Italia alla Slovacchia. Crediamo che sia una decisione puramente industriale, un’opportunità di business”.

Delocalizzazione, problema europeo

La chiave del problema è tutta qui e riguarda la libertà di circolazione dei capitali, congiunta all’impoverimento dei lavoratori. E’ lo stesso fondamento dell’Europa di Maastricht a condurre gli Stati a rilanciare la propria economia in termini nazionalistici, da un lato, e ad impiegare  i fondi dei contribuenti per contrastare la delocalizzazione industriale, dall’altro, a scapito di salari  e  welfare.

Un andamento, quello della fuga delle industrie, che – allo stato attuale delle cose – non è possibile invertire. Secondo alcuni economisti, sarebbe necessario, quanto doveroso, tornare alle misure adottate dopo la crisi del 1929. In quella fase, il controllo sulla circolazione dei capitali fu uno degli strumenti decisivi per l’aumento  dell’occupazione.

Di fatto, le  misure adottate nell’ultimo decennio hanno solamente rinviato nel tempo l’effettivo ed inevitabile trasferimento oltre confine.

Il caso dell’Embraco sembra non fare eccezione, a meno che non intervenga, entro la fine dell’anno,  un partner per la reindustrializzazione del sito. Un deus ex machina, insomma, che salvi l’ennesimo stabilimento a rischio chiusura.

Domani, 22 marzo ’18  alle 14:30, presso la sede dell’Assessorato Regionale del Lavoro di via Magenta 11, è fissato l’incontro per il rinvio delle procedure di licenziamento. Una giornata decisiva, seppur non conclusiva della vicenda Embraco.

Davide Astori: Quel che resta di un addio.

Sport e alimentazione

 

Dopo una settimana di dolore e cordoglio si ritorna in campo nel ricordo del capitano gentile.

Nessun fischio d’inizio.  Sono passate già due settimane da quella che  è stata per il  mondo del calcio e dello sport in generale, la settimana del dolore, della perdita inaspettata di un campione che ha scosso il mondo del calcio e non solo. Come un fulmine a ciel sereno domenica 4 Marzo è arrivata la triste notizia della morte causa bradiotitmia di Davide Astori difensore e capitano della Fiorentina, colpito nel sonno a soli 31 anni ad Udine. Uno choc cosi forte che ha messo in secondo piano le elezioni politiche in corso in quella stessa giornata.

Subito interrotte dal commissario della Lega e Presidente del  Coni Giovanni  Malagò le partite della ventisettesima giornata, perché lo spettacolo non poteva continuare.

Tutti piangono l’atleta mite.  Una settimana difficile per la famiglia, per la squadra per i tifosi, per appassionati di calcio e non solo. A morire cosi inaspettatamente, l’eroe semplice, quel tipo di atleta mite e allo stesso modo leader che nel mondo del calcio degli ultimi anni è divenuto sempre più raro. Anche  chi  di pallone capisce poco ha subito compreso che Davide Astori era un uomo leale, con dei valori e pochi fronzoli per la testa, l’eroe gentile che tutti i media hanno voluto celebrare in questa settimana del dolore, conclusasi  giovedì 8 marzo, nella  Basilica di Santa Croce a Firenze con i funerali dell’atleta.

Niente più odio, rivalità, campanilismi, Firenze e i suoi tifosi hanno accolto ogni  società, compresa la storica rivale Juventus,  con rispetto e ringraziamento.Lo stesso sport che negli ultimi anni è stato l’anticamera dell’odio e della violenza è riuscito ad andare oltre. Condivisione e affetto unanime di tutti per il capitano compianto  sono riusciti a prevalere.

Il passaggio di consegne.  Rimane certo del vuoto, quel senso d’impotenza che una morte improvvisa  può generare in ogni essere umano. Cerchi e speri una giustificazione a tale causa del decesso,  ma scopri essere un fenomeno eccezionale, causato generalmente da patologie organiche e genetiche  e di cui si attendono nei prossimi mesi ulteriori informazioni,  dalle analisi istologiche della salma. Cerchiamo di essere  sportivi, medici, avvocati per  ricavare delle giustificazioni ma nulla, solo il vuoto.

 

Domenica 11 Marzo, Fiorentina Benevento 1 0; rete di Vitor Hugo. Lo stesso Hugo, per diversi mesi sostituto del compianto Astori, decide la partita contro il Benevento. Il fato ha voluto dire la sua  ancora una volta. Il numero di maglia di Vitor Hugo è il 31 quello del capitano Astori il 13.  La vita va avanti, lo spettacolo deve continuare.

Marielle Franco, il coraggio di difendere i diritti umani

Politica e diritti

Marielle-Franco

Uccisa Marielle: un altro colpo inferto ai diritti umani

I difensori dei diritti umani sono ad oggi sotto attacco e rischiano le loro vite in Brasile.
La notte del 14 marzo 2018 è stata uccisa a Rio de Janeiro, Marielle Franco, attivista per i diritti umani. Nell’agguato è stato assassinato anche il suo conducente mentre è rimasto illeso un collaboratore.
Marielle, nata nelle favelas di Rio de Janeiro 38 anni fa, era un’attivista per i diritti delle donne, dei neri e si batteva contro gli abusi della polizia e le esecuzioni extragiudiziali. Grazie al suo impegno costante era stata eletta consigliere comunale nel 2016, come esponente del partito Psol (partito socialista brasiliano) ed era stata inserita nella Commissione sui diritti umani che doveva occuparsi degli interventi della Polizia, dopo l’invio dell’esercito da parte del Presidente Michel Temer, in carica da agosto 2016; Marielle era anche la Presidente della Commissione Donne. Marielle negli ultimi giorni aveva denunciato due omicidi avvenuti nelle favelas ad opera della polizia e aveva dichiarato che gli interventi della forza pubblica creano terrore negli abitanti.

Un numero che cresce di anno in anno

Molte ONG, come AI e HRW, hanno espresso il loro rammarico per la morte dell’attivista ed hanno chiesto lo svolgimento di indagini efficaci, indipendenti e immediate. Jurema Werneck, direttrice di Amnesty International Brasile, ha dichiarato che “questo è un altro esempio di quanto sia difficile difendere i diritti umani in Brasile”.
In particolar modo sta peggiorando la situazione di coloro che si battono per la difesa dei diritti delle popolazioni indigene, aree rurali e comunità LGBT, i quali continuano ad essere vittime, sempre più frequentemente, di omicidi, minacce e aggressioni. Il Brasile risulta il Paese dell’America del Sud con il tasso più alto di omicidi commessi verso difensori e difensore dei diritti umani, circa uno ogni 5 giorni, “un numero che cresce di anno in anno” ha dichiarato Renata Neder di Amnesty International.
marielle

Troppe morti, poca giustizia

Nel 2017 il Comitato brasiliano dei difensori dei diritti umani aveva chiesto l’intervento delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati Americani per l’aumento degli omicidi di human rights defender.
Il Brasile è sotto indagine da parte dell’ONU anche per la crescente violenza: nei primi due mesi del 2017 sono state uccise 182 persone durante le operazioni di polizia nelle favelas, il 75 % in più rispetto al 2016. Difendere i diritti umani in Brasile è sempre più pericoloso ed è doveroso chiedere che si proceda con indagini adeguate per poter assicurare i colpevoli dell’omicidio di Marielle alla giustizia. Coloro che combattono per il rispetto dei diritti umani, si battono per la libertà di ognuno di noi.

Shonen Jump 50 di questi anni (parola di Toriyama)

Libri e fumetti

50jump

I festeggiamenti per i 50 anni di Jump

La rivista giapponese Weekly Shonen Jump edita da Shueisha, che pubblica settimanalmente manga rivolti a un pubblico di ragazzi – principalmente su generi di azione e avventura – festeggia i 50 anni di pubblicazione con mostre composte da immagini, tavole originali e spettacoli. I festeggiamenti della Weekly Shonen Jump 50th Anniversary Exhibition si terranno a Tokyo presso il Mori Arts Center Gallery, con l’allestimento di mostre divise in tre volumi a cavallo tra il 2017 e 2018. Il primo è stato aperto dal 18 luglio al 15 ottobre 2017, con tema le serie pubblicate dagli albori della rivista fino agli anni ’80. La seconda parte è iniziata il  19 marzo e dura fino al 17 giugno, sarà basata sulle serializzazioni degli anni ’90 e l’ultimo volume dal 17 luglio al 30 settembre 2018 su quelle degli anni 2000.

L’omaggio di Toriyama

Per l’occasione Akira Toriyama, autore di Dragon Ball, ha rivolto un pensiero alla rivista condividendo un disegno del protagonista Goku, che per chi non lo sapesse sarà l’ambasciatore ufficiale delle Olimpiadi Tokyo del 2020, destinato ai fan delle serie anticipandone anche gli sviluppi futuri. L’autore ha dichiarato: “In origine non ero coinvolto nell’anime di Dragon Ball Super, invece adesso aiuto in tutto, dai dialoghi al design. Con la mente sgombra, ho portato a compimento la serie, ma quando non ho nulla da disegnare, le storie escono dalla mia testa con facilità disarmante. Per questo mi reputo al pari di un bradipo che non vuole disegnare”.

Il futuro di Goku

La serie animata Dragon Ball Super iniziata nel 2015 si concluderà in Tv con l’episodio 131 il prossimo 25 marzo, ma Toriyama ha tranquillizzato i fan che il manga, disegnato da Toyotaro, continuerà la serializzazione. In seguito alle rassicurazioni sul continuo del manga, nella rete circola un poster con la dicitura: “La versione film di Super ha inizio”, dove viene annunciata l’uscita di un nuovo lungometraggio, ancora senza titolo, nei cinema nipponici il 14 dicembre, curiosamente con un Goku disegnato con un stile basato sulla serie precedente.dragon-ball-20th-movie--2018_notizia-3-2

Coming soon 14 12 18

Il film rappresenta il primo lungometraggio legato direttamente alla recente serie, dal momento che i due precedenti film, La Battaglia degli Dei e La resurrezione di F, erano collegati al brand di DBZ, successivamente integrati all’interno di DBS. La storia si svolgerà dopo il breve periodo di riposo successivo alla fine del Torneo del Potere, con il quale erano state decise le sorti degli universi. “Saranno svelati alcuni preziosi dettagli inediti sui Sayan e su Freezer, e arriverà un avversario a lungo atteso, credo che sarà una storia davvero godibile”, ha dichiarato Toriyama riguardo la presentazione del progetto.

Mealprep, il nutrimento in ogni pasto

Sport e alimentazione

meal prep

Alleato personalizzato

Impostate le vostre variabili, i pasti e le giornate, scegliete il giorno in cui avete più tempo per cucinare e siete pronti per il vostro mealprep.

Il mealprep, letteralmente preparazione dei pasti, è una programmazione alimentare pianificata su base settimanale o intervalli più ristretti, (2/5 giorni) che coinvolge tutti o alcuni pasti, come il pranzo sempre più spesso consumato fuori casa.

Numerosi i motivi che spingono sempre più persone a usare questo strumento: dagli sportivi, a chi segue diete dimagranti o specifiche (es. allergie, diabete) o semplicemente chi preferisce mangiare sano e bilanciato e magari risparmiare, evitando di mangiare fuori.

Un pasto alla volta

In base agli obiettivi, ragionate sul sistema di meal planning più adatto. Stilate una lista dei pasti interessati considerando il vostro fabbisogno di macronutrienti (proteine, carboidrati e grassi) e di fibre e vitamine (frutta e verdura).

Il secondo step è la spesa. Dal fresco ai prodotti in scatola ai surgelati: il necessario per affrontare la settimana e passare alla fase fondamentale, la preparazione. Diverse le cotture tra cui scegliere: microonde, forno, vapore, o tutte insieme contemporaneamente per sfruttare al massimo il vostro tempo.

Preparate le pietanze, si passa alla conservazione. Una fase delicata in cui vanno considerate le caratteristiche e la scadenza dei cibi per ridurre il rischio di contaminazioni. L’utilizzo di contenitori e strumenti idonei diventa indispensabile.

Minimo sforzo, massimo risultato

Se siete agli inizi, il mealprep può apparire complesso da gestire, in realtà non è difficile come sembra, basta sapersi orientare.  Siti e app aiutano a calcolare calorie e macros, offrendo consigli e ricette. Con poche ore a settimana si ottiene molto.

In salute: chi mangia in maniera casuale spesso non ha una reale percezione qualitativa della propria dieta, chi pianifica è più consapevole dei propri errori e può correggerli.

Concentrando i vostri sforzi  in una sola giornata avrete più tempo libero negli altri giorni per attività più utili o divertenti. Il risparmio è anche economico: un pasto fuori costa almeno il doppio di uno preparato in casa.

Con un po’ di pratica il meal planning diventa parte della vostra routine. La sua versatilità permette di adattarlo al vostro stile di vita e godere dei suoi benefici senza grandi sforzi.